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martedì 1 novembre 2011

It's all about the safety!


Allora ci provo pure io! Questo che state per leggere sarà il mio primo post scritto con un iPad (utilizzando pages, ovviamente e non potrebbe essere altrimenti)! Le prime sensazioni sono decisamente positive. Ho deciso di scrivere con l'iPad tenuto in posizione orizzontale così da avere a disposizione una tastiera più estesa e decisamente più comoda. La digitazione risulta precisa e spedita, anche se spedita è un parolone vista la mia scarsa propensione verso la dattilografia. Grazie Steve! Ora il problema, non di poco conto, è trovare qualcosa di interessante da scrivere.

So che è trascorso colpevolmente tanto, troppo tempo e che ormai l'estate e le relative vacanze sono solo un ricordo lontano, proiettati come siamo verso le prossime festività invernali e con le pubblicità di pandori e panettoni ormai alle porte. Ma quello che mi è accaduto quest'estate in Zambia vale la pena di essere raccontato comunque.
"It's all about the safety" è una frase che nell'Africa nera - o meglio in quei paesi dell'Africa nera dove si parla l'inglese e dove la presenza di turisti bianchi è numericamente significativa - viene ripetuta con assidua quanto sospetta frequenza dalle guide del posto agli ansiosi turisti europei o nord americani o sud africani, che siano. E' una frase che si sente ripetuta come un mantra ogni qualvolta si prenota un game drive (le escursioni in fuoristrada all'interno dei parchi per osservare gli animali selvatici nel loro habitat naturale) o si accede ad un campo tendato all'interno di una riserva naturale.
Io personalmente l'ho sentita ripetere decine di volte in giro per l'Africa: in Uganda come in Congo, in Tanzania come in Malawi, senza prestarci peraltro mai troppa attenzione. Solo quest'estate dopo l'attacco dell'elefante occorsoci nel parco del Kafue in Zambia ho capito cosa effettivamente c'è dietro questa frase. Si perché in Zambia il possente fuoristrada nipponico con il quale al tramonto stavamo facendo l'ennesimo game drive di una vacanza tutta all'insegna dei safari, accompagnati non da una ma da ben due guide del parco - perché chiaramente It's all about the safety -, è stato caricato senza tanti convenevoli da un elefantessa incazzata.
Ma andiamo per ordine. Siamo entrati nell'ultima parte di questa vacanza africana che ci ha portato a zonzo per il Botswana prima ed per lo Zambia poi; ancora qualche giorno e si riprende la via di casa, concedendoci prima di salire sull'aereo un paio di giorni alle cascate Vittoria che ci regaleranno le ultime forti emozioni di cui al post precedente.
Siamo da più di un'ora in macchina, il sole sta tramontando e quella che è la frescura del tramonto va trasformandosi in un freddo sempre più pungente e fastidioso; ma di Animali neanche l'ombra! Cioè qualche animale l'abbiamo visto: qualche impala e qualche kudu ma per chi, come noi, è reduce da dieci giorni di safari gli Animali, quelli con la a maiuscola, sono solo i big five.
Siamo annoiati e infreddoliti e non vediamo l'ora di rientrare al campo per la cena. Quando all'improvviso quello che non ti aspetti più: al lato della strada sterrata appena fuori della boscaglia a non più di qualche centinaio di metri da noi un gruppo di elefanti. La guida li vede all'ultimo, quando ormai sono al nostro lato, perché la boscaglia li schermava alla nostra vista e la luce del crepuscolo non facilitava certo l'avvistamento. Frena bruscamente, innesta la retromarcia si mette di lato al gruppo di pachidermi e spegne il motore. Non sono tantissimi: qualche femmina e tra loro dei piccoli. Gli elefanti hanno osservato con attenzione la nostra manovra un po' brusca e la matriarca del gruppo ci mostra tutto il suo disappunto aprendo le orecchie ai lati del testone e barrendo alzando la proboscide - il suo modo di dirci che non siamo i benvenuti - Ma è ancora lontana e non la avvertiamo come una minaccia da prendere in considerazione. A questo punto l'elefantessa che deve aver interpretato la nostra imperturbabile permanenza alla sua manifestazione di ostilità come un gesto di lesa maestà, corre verso di noi a testa bassa per una cinquantina di metri poi si ferma e ci ripete le sue rimostranze barrendo e allargando le orecchie. Ripete questa cosa di correrci contro e poi barrire un paio di volte. A questo punto non c'era bisogno di essere Danilo Mainardi per capire che era giunta l'ora di togliere le tende e anche piuttosto velocemente. Ma le nostre guide evidentemente non dovevano essere dei cultori di Superquark, perché non ci pensano proprio a rimettere in moto la jeep ma si limitano a raccomandarci di rimanere in silenzio perché gli elefanti, si sa, sono parecchio suscettibili ai rumori. L'elefantessa rimane un po' perplessa - ma come non se ne vanno? deve aver pensato - poi rompe gli indugi e parte per quella che è stata la carica finale. A questo punto quando cioè un discreto esemplare di Loxodonta Africana con una massa che presumibilmente si aggirava sui 4.000 kg e una velocità di circa 40 km/h (per gli amanti della fisica con un'energia cinetica di oltre 200 kJ) ci correva allegramente contro, anche le nostre serafiche guide decidono che è meglio telare. Ma la jeep non ne vuol sapere di mettersi in moto come d'altronde era già successo alla partenza - ma it's all about the safety - ed è solo con l'aiuto di quei 200 kJ, di cui parlavo prima, che impulsivamente colpiscono la parte posteriore del fuoristrada che quest'ultima si degna di partire. Nel tempo occorrente alla jeep per acquistare la velocità di crociera l'elefantessa ha il tempo di ricolpirci il posteriore un altro paio di volte. Poi riusciamo a mettere una distanza di una ventina di metri tra noi ed il pachiderma e ci dileguiamo alla massima velocità che la strada ed il mezzo ci consentono.
Stranamente di tutto quanto quello che è successo ho un ricordo adrenalinico ma non di puro terrore come forse sarebbe più giusto aspettarsi da una persona equilibrata quale penso di essere. Di tutta quella vicenda il ricordo più forte non è legato all'attacco in se ma al senso di impotenza, quello si angoscioso, provato quando per oltre duecento metri l'elefante ci ha inseguito senza che noi, lanciati a tutta velocità, riuscissimo a guadagnare terreno su di lei. Ecco il protrarsi di quell'inseguimento con la consapevolezza che il pericolo non poteva dirsi scampato perché il simpatico pachiderma ci seguiva dappresso senza perdere terreno, quello si che è stata un'esperienza forte. Seconda solo alla sensazione di progressiva necrosi della muscolatura del mio avambraccio destro perché per tutto il tempo dell'attacco, Daniela che mi sedeva accanto, mi ha stretto il braccio, in preda ad un terrore folle, con una forza inusitata per la sua corporatura esile.
Comunque tutto è bene quello che finisce bene. Alla fine l'elefantessa ha desistito dai suoi intenti bellicosi e così quando ci siamo portati a una distanza di sicurezza ci siamo fermati per valutare i danni riportati dal mezzo. I 200 kJ avevano causato un parziale rimodellazione della carrozzeria posteriore e tranciatura di un montante. Evidente niente di troppo importante visto che le nostre guide ne ridevano a crepapelle - chissà che tipo di assicurazione hanno da quelle parti? - Ma anche la bastarda, l'elefantessa intendo, aveva riportato i suoi danni odontoiatrici, visto che frammenti di zanna erano rimasti conficcati in più punti della carrozzeria.
Poi siccome in Africa le cose sono sempre imprevedibili c'ė stato un supplemento di avventura ma questo magari ve lo racconto la prossima volta che per questa volta mi sono dilungato anche troppo.
See you soon.

6 commenti:

Tacchino ha detto...

Per te il soon della chiusura è prima o dopo del 2012?
E foto della carica a riprova dell'avventura?

Tacchino ha detto...

Per Pdb: pubblico commenti su ordinazione, basta chiedere.

Unknown ha detto...

La foto nel prossimo post che sarà pubblicato prima di quanto l'impaziente pdb possa immaginare.
Morc

Tacchino ha detto...

Su richiesta di Pdb riporto:
"Mr. Tacchino approfitto volentieri della sua offerta di inoltro commenti per Morcatana. No, è che io questa faccenda della carica dell'elefante (ne ignoravo, è vero il sesso e la massa a pieno carico), la conoscevo da mesi, e mi chiedevo: che razza di vita avventurosa deve avere Mr. Morc per ritenere che neanche un'avventura del genere sia meritevole di condivisione sul suo discontinuo blog? Comunque, per inciso, so di essere insopportabile, ma tutte le è accentate hanno l'accento sbagliato. E un The è diventato un Tre. Usare pages può avere i suoi inconvenienti. Pdb"

lucaft ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Unknown ha detto...

Sig. Tacchino potrebbe riferire a quel pedante di pdb che ho ottemperato a tutte le sue osservazioni.
Morc


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Per il logo si ringrazia Lucaft qui ritratto in foto