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venerdì 6 gennaio 2012

Kindle Kindle little star...


Cominciamo subito col dire che Steve Jobs avrebbe detto che è una merdata. Sto parlando del Kindle 4 che è l'ultimo lettore di e-book di Amazon che mi sono regalato per Natale. Ma Jobs non aveva mezzi termini, per lui le cose o erano fantastiche o delle ignobili schifezze. Effettivamente il Kindle che ho davanti a me non si può certo dire che abbia il design raffinato, essenziale e zen dell'iPad con cui sto scrivendo questo post. Ne si può tantomeno dire che possa fare anche solo una minima parte delle tantissime fantastiche cose che può fare l'iPad. Permette di fare sostanzialmente una sola cosa: leggere e-book e questo compito lo assolve in maniera egregia e ad un costo che direi essere veramente competitivo.

Si lo so anche l'Apple ha messo su un sistema per i suoi dispositivi portatili per la lettura e la vendita di e-book che si chiama (non poteva essere diversamente) iBooks. L'ho provato con il solito iPad e l'ho trovato semplicemente fantastico. Potete acquistare dallo store (il negozio virtuale) un libro di vostro gradimento, scegliendo tra una ricca offerta di titoli e magari dopo aver scaricato gratuitamente un ricco estratto per essere sicuri che il libro soddisfi i vostri gusti letterari. Poi potete settare il dispositivo a vostro piacimento: scegliere il tipo di font, la grandezza dello stesso, la tonalità del bianco che fa da sfondo alla pagina, la luminosità dello schermo e godervi la lettura mentre magari vi sentite un po' di musica in sottofondo. Per non parlare della bellezza dell'effetto grafico del cambio di pagina con un semplice gesto del dito, con il testo della pagina che si vede traslucido sul retro della pagina che si piega: sbalorditivo!

Ecco tutto questo nel Kindle ve lo sognate. Il Kindle è molto più spartano: tipo di font, luminosità e colore dello sfondo sono fissi mentre le dimensioni dei caratteri sono scalabili tra otto diverse grandezze. Vi chiederete, a questo punto, perché mi sono comprato il Kindle se già possedevo l'iPad? Se qualcuno di voi che possiede un iPad ha provato a leggere con esso un libro intero, conosce già la risposta. La risposta sta nel tipo di schermo: l'iPad ha uno schermo tipo quello dei computer e cioè uno schermo a cristalli liquidi retro illuminato. Leggere anche solo cinquanta pagine consecutive su uno schermo del genere rappresenta una cosa che mette a dura prova la salute dei vostri poveri occhi, senza contare che come tutti gli schermi illuminati, questo si legge malissimo in presenza di luce diretta (leggere un iPad al mare in pieno sole risulta quasi impossibile se non ci si rifugia all'ombra di un ombrellone).

Il Kindle invece possiede uno schermo dotato della più recente tecnologia a inchiostro elettronico. Si tratta di schermi non retro illuminati in cui delle particelle di "inchiostro" caricate elettricamente si dispongono sullo schermo a formare la pagina. Lo schermo consuma energia solo nel cambio pagine per generare i campi elettrici necessari allo spostamento delle particelle di inchiostro. Il risultato è quello di leggere come su un foglio di carta (anche se lo sfondo è un po' grigetto e non proprio bianco) senza fastidiosi riflessi e senza affaticare la vista, purché lo schermo sia illuminato adeguatamente: a differenza dell'iPad, il Kindle non si può utilizzare a luce spenta. Grazie a questa tecnologia molto risparmiosa in termini di energia, a patto però di limitare allo stretto necessario l'utilizzo della connessione wifi necessaria a scaricare i libri acquistati se non si vuol connettere il Kindle ad un computer fisso tramite la porta USB, la carica della batteria dura un mesetto. La memoria interna consente di immagazzinare più di mille libri cosicché potete partire per la vacanze estive portandovi appresso tutti i libri che vi servono senza neanche aver di bisogno portarvi il carica batteria.

Ecco, se ci si limita ad utilizzare il Kindle solo per leggere libri, allora non ci sono storie: risulta essere decisamente più efficiente del dispositivo Apple. A vantaggio del dispositivo di Amazon ci sta anche il fatto che è estremamente comodo da portare in giro, infatti pesa meno di duecento grammi e sta comodamente nella tasca di una giacca. E poi, non ultimo, ha il vantaggio di essere di Amazon. Il che vuol dire un numero di titoli di e-book senza uguali, superiore a quello che può offrire Apple o qualsiasi altra casa editrice ed un sistema integrato di editoria e di e-commerce al momento imbattibile.

Infatti vi offre la possibilità, nel caso siate degli scrittori o aspiranti tali, di pubblicare direttamente in formato elettronico su Amazon riconoscendovi fino al 70% del prezzo di vendita e come se non bastasse vi offre la possibilità di pubblicizzare il vostro libro direttamente sul vostro blog o sito, ogni scrittore che si rispetti dovrebbe averne uno. Come potete vedere, qui accanto a destra del post, io ho pubblicizzato il romanzo di mio fratello (se volete qui c'è la mia recensione). Cliccando sull'apposito bottone potete comprarlo in edizione purtroppo solo cartacea perché l'editore che ne detiene i diritti non si è ancora deciso a pubblicarlo in formato elettronico. Se poi volete acquistare il Kindle non avete che da collegarvi al sito di Amazon, registrarvi, pagare i novantanove euro, e aspettare i due-tre giorni necessari alla consegna del pacco.

Ah un ultima cosa... Nel caso aveste veramente decisi di comprare il Kindle accedete al sito di Amazon attraverso i link che trovate qui affianco almeno anche io ci guadagno qualcosa. E non dite che sono venale!


PS A parte tutto quanto scritto sopra, uno dei più grossi vantaggi degli e-book reader sta nel fatto di poter variare a proprio piacimento le dimensioni dei caratteri con cui è scritto il testo. Mia madre che ha un problema di macula alla retina di un occhio non riusciva quasi più a leggere. Ora da quando le abbiamo regalato un Kindle, impostato con dei font molto grandi, leggere per lei non è più un'impresa al limite dell'impossibile. Ma anche per chi, avendo un'età simile alla mia, comincia ad avere imbarazzanti problemi di presbiopia, il Kindle permette di leggere, scegliendo le opportune dimensioni del font, senza l'ausilio di fastidiosi occhiali.

domenica 20 febbraio 2011

OBI-WAN ANOBII


Un po' di sere fa mio fratello, quello che fa lo scrittore (in realtà fa il ricercatore farmaceutico e scrive nel tempo libero anche se gli piacerebbe fare il contrario) mi ha fatto conoscere anobii.

E che cosa è anobii? La domanda è legittima. I più acculturati di voi sapranno che anobii deriva dal nome latino (anobium punctatum) del tarlo che, terrore di tutte le biblioteche del mondo, si ciba di carta e legno provocando la simpatica impallinatura, l'effetto dei suoi banchetti è infatti simile a quello provocato da un fucile caricato con cartucce a pallini, degli scaffali lignei e dei libri ivi contenuti.

Ora non è proprio che io e mio fratello non abbiamo abbiamo altro da fare la sera che parlare di tarli della carta; è che in realtà anobii è il nome di un sito internet riguardante i libri.

Tornato a casa ho scaricato l'application per il mio iphone, ho creato un mio account per accedere al sito e ho cominciato a giocherellare con le potenzialità che il sito offre.

Era tanto che un sito non mi sorprendeva così favorevolmente e siccome sono profondamente altruista, scrivo questo post per condividere le mie impressioni e quello che ho scoperto con tutti voi. Tra l'altro è una delle poche cose di internet che ho scoperto prima di Luca e questa cosa per me non ha prezzo... Ma queste sono cose personali. Non divaghiamo.

Dicevamo... cosa è anobii? Anobii si potrebbe definire come una sorta di social network per lettori di libri. Si può creare un proprio profilo proprio come su facebook e inserire i propri libri e di quelli già letti scrivere delle proprie valutazioni e/o recensioni. Posso rendere la mia libreria pubblica e condividerla così con tutti o solo con i miei amici. Tra l'altro il sito supporta piena connettività con il social network per eccellenza: facebook (fb). Così con pochi click posso conoscere quanti dei miei amici su fb utilizzano anobii e richiedere la loro amicizia, invitare amici su fb a iscriversi ad anobii, o pubblicare le mie recensioni su anobii anche sul mio profilo fb.

Per inserire i miei libri cartacei nella libreria virtuale di anobii, ci sono due strade. I più sfigati possono fare una ricerca sul potente motore di ricerca del sito digitando il titolo del libro che intendono inserire o meglio il suo codice ISBN (International Standard Book Number). La ricerca fatta con il codice ISBN è preferibile poiché tale codice permette di definire univocamente anche l'edizione qualora, come spesso accade, dello stesso libro siano state edite edizioni diverse anche a cura di case editrici differenti. Inseriti i dati del libro immediatamente appaiono sullo schermo tutte le informazioni relative insieme all'immagine della copertina e alle recensioni: sia quelle ufficiali a cura della casa editrice sia quelle che altri utenti di anobii che hanno letto lo stesso libro, hanno lasciato sul sito. Si perché una delle caratteristiche più interessanti di anobii è quella di poter giudicare con un voto (da 1 a 5) o più diffusamente con una recensione i libri che si sono letti. I più fortunati: i possessori come me di un iphone o in sottordine di uno smartphone che utilizzi android come sistema operativo possono invece, una volta scaricata l'application gratuita, utilizzare il proprio telefonino come lettore del codice a barre ISBN dei libri. L'utilizzo dell'applicazione è assai facile, si inquadra il codice a barre con la fotocamera del telefonino, un beep avvertirà dell'avvenuto riconoscimento del codice e in un tempo sorprendentemente veloce l'immagine della copertina e tutte le informazioni sul libro, recensioni comprese, appariranno per incanto sullo schermo del telefonino. Comunque, in un modo o nell'altro, una volta che si è trovato il libro che si cercava si potrà decidere se inserirlo nella propria libreria virtuale su web o nella lista dei desideri: libri che ancora non si possiedono ma si vorrebbe possedere. Una possibilità quest'ultima da non sottovalutare. Quante volte vi è capitato che un amico vi abbia consigliato un libro ma poi quando siete in libreria non vi ricordate il titolo e l'autore e il vostro amico risulta non raggiungibile al telefonino? Con anobii invece quando un amico vi mostra un libro consigliandovelo, voi in un attimo ne scannerizzate con il telefonino il codice a barre ISBN e lo inserite in un attimo nella vostra lista dei desideri.

Una volta inserito un libro si possono inserire facoltativamente una serie notevole di informazioni. In primis se il libro deve essere ancora letto o se è già stato letto (ma anche se è in lettura o se si è abbandonato; chi non ha abbandonato almeno una volta un libro in vita sua?). E poi una volta che il libro è stato inserito come letto si possono inserire i giudizi di cui abbiamo parlato prima, le date di inizio e fine lettura, dove si è preso il libro: se ci è stato prestato, se si è preso in biblioteca o se lo si è comprato e tutta una serie di notizie susseguenti (ad esempio in che città e in che negozio lo si è acquistato, ecc.) di cui non starò a dilungarmi oltre.

Per finire c'è la possibilità di gestire attività di scambio libri tra amici di anobii. Anche se so che per qualcuno i voi i libri non andrebbero prestati MAI, io che non sono dello stesso avviso e i libri li presto e anche volentieri (anche se solo ad una cerchia ristretta di amici di vecchia data), avrò così un modo di tenere memoria dei prestiti effettuati.

Ora molti di voi gongoleranno all'idea di poter creare con estrema semplicità un archivio informatico della propria libreria. Tra l'altro il sito offre la possibilità di esportare la propria libreria in formato .xls (excel) cosicché una volta che ho il mio bel foglio elettronico contenente tutti i miei libri posso facilmente aggiungere dei campi contenenti la posizione fisica del libro all'interno della libreria (quella fisica, non quella virtuale, questa volta): identificativo dello scaffale e numero progressivo all'interno dello scaffale per esempio. A me che in vita mia non ho mai collezionato niente, neanche i francobolli o le monete straniere da bambino, mi interessa invece più avere uno strumento che mi permetta quando sono in libreria ad acquistare libri, di sapere in tempo reale se quel romanzo di Camilleri ce l'ho già oppure no oppure che mi consenta di controllare la lista dei desideri e comprare così quello che avevo già intenzione di comprare ma che puntualmente mi era passato di mente.

Bene, questa era la marchetta. Veniamo ora a qualche precisazione e considerazione a più largo respiro. A meno che non possediate una libreria antica difficilmente il nemico dei vostri libri sarà l'anobium punctatum. Più facilmente l'animaletto che fa scempio dei vostri libri sarà il comune pesciolino d'argento: nome scientifico lepisma saccharina. Il simpatico animaletto prende infatti il nome dalla sua predilezione alimentare per la saccarina e i polisaccaridi in genere. E ahimè a base di polisaccaridi sono fatte le colle con cui sono rilegati i libri e rivestimenti delle copertine cartonate di alcuni di essi. I pesciolini d'argento con cui condivido casa hanno una passione smodata per le edizioni Sellerio di Camilleri ma non disdegnano le edizioni colore pastello di Adelphi...

Leggendo su questi insetti (perché io mi documento prima di scrivere i miei post!) ho appreso anche che la vita media di un pesciolino d'argento può raggiungere gli otto anni. Si, avete letto bene: otto anni. Non so a voi ma a me il sapere che ci sono in casa mia dei coinquilini da quasi più tempo che me, mi lascia basito. La prossima volta che ne schiaccerò uno con la scarpa ci penserò su almeno un secondo. Un'altra notizia interessante al loro riguardo è che si possono attirare in trappole che utilizzano come esca della patata grattugiata il cui amido è costituito infatti da polisaccaridi. Provare per credere...

Considerazioni si possono fare relativamente ai problemi di privacy legati ad un sito del genere. E' vero che l'utente può scegliere cosa rendere visibile agli altri utenti (io ad esempio l'opera completa del marchese De Sade l'ho tenuta riservata) ma sicuramente il sito potrà vendere le informazioni relative alla mia libreria, dove e come ho comprato i miei libri, quanto tempo ho impiegato a leggerli, quanto spendo per libri in un anno, ecc. in forma aggregata anonima a società che fanno ricerche di marketing. E fino a qui niente di male! Il problema è che dall'analisi della lista dei libri che ciascuno di noi possiede, si possono ricavare anche un sacco di informazioni personali. Per esempio per quello che mi riguarda, visto il numero elevato di libri che possiedo di Eco, Pennac, Starnone e Serra non ci vuole un genio della psicologia e del marketing per capire che ho il cassetto dell'armadio pieno di cachemire. O che se invece, sono uno che non ha mancato un solo libro di Vespa o di Forattini, sono facilmente un potenziale fruitore della sottile e acuta satira del Bagaglino o del Giornale o del TG4.

Quindi occhio a quello che immettete, consapevolmente o inconsapevolmente in rete.

Occhio però anche a non trarre conclusioni affrettate dalla lista dei libri di una persona. Potrebbero essere fuorvianti. Lo sapete che Berlusconi ha pubblicato (e non come Mondadori o Einaudi ma addirittura come Berlusconi Libri) il Capitale di Engels e Marx? E lo sapete che sempre Berlusconi ha pubblicato con la sua casa editrice omonima opere di Tommaso Moro e di Erasmo da Rotterdam? Anche se magari in questo ultimo caso avrà magari frainteso (“Avevo capito Orgasmo da Rotterdam, Cribbio!”). Così come potrebbe essere frutto di un suo fraintendimento il suo volere riempire sempre di “patata” le sue residenze. Sta solo cercando di proteggere i suoi libri cartonati che fanno da sfondo ai suoi discorsi alla nazione, dal temibile pesciolino d'oro, ma ha frainteso... Maliziosi!


PS Chi è Luca? Scorrete in fondo alla pagina e lo scoprirete.

sabato 29 gennaio 2011

W LA RAI


B: «È vergognoso, è incredibile che non abbiamo fatto entrare i nostri 60 ragazzi e abbiano rifiuttato un bravissimo avvocato come Francesco Paolo Sisto. Questa è una dittatura, bisognerebbe che gli italiani non pagassero più il canone perchè la maggior parte ha votato Silvio Berlusconi ed è costretta a non vedersi rappresentata dal servizio pubblico»....
.... e io oggi, ho pagato il canone RAI!

Disobbedire, disobbedire, disobbedire....

PS comunque il fatto di ascoltare Santoro tenere testa a Masi vale da solo il costo del canone.

lunedì 13 dicembre 2010

SEPOACSANEPMV

(Sistema Elettorale Plurininominale Ostracizzante all’Ateniese(1) con Sbarramento al NANO(2) e Premio di Maggioranza Variabile)

(1) del V secolo a.C.

(2) Non eletto in quanto Avente Numero Ostracizzante di voti.

In questi giorni si fa molto parlare di legge elettorale. L’attuale, la legge Calderoli (quella denominata porcellum per intenderci), sembra non piacere quasi più a nessuno: né a chi l’ha redatta né all’opposizione né a parte della stessa coalizione che con quella legge ha vinto le elezioni del 2008. Il problema è che nessuno o quasi, vuole votare con questa legge; tutti la vogliono cambiare ma ognuno ha un’idea diversa di come la nuova legge dovrebbe essere. Visto che ognuno esprime la sua opinione, anche io, nel mio piccolo, voglio dare il mio personale contributo.

Parlando di legge elettorale bisognerebbe riuscire ad elevarsi al di sopra di quelli che sono gli interessi di parte e guardare a quelli che sono gli interessi del paese. Bisognerebbe scegliere cioè una formula elettorale piuttosto che un’altra, non tanto in base ai vantaggi che questa potrà portare alla fazione politica di appartenenza ma in funzione delle garanzie che questa può dare in termine di rappresentatività degli elettori e di difesa della democrazia del paese. Nella frase che avete appena letto ci sono una serie di concetti che vale la pena di approfondire prima di andare avanti nella descrizione della mia magnifica proposta di legge elettorale.

Vediamoli: il fatto che si parli di votazioni, e qui aggiungo libere, implica il fatto che si riferiscano ad un sistema democratico (i sistemi totalitari in genere tendono ad evitare le elezioni e se le fanno non sono comunque libere ma vengono tenute solo pro-forma). Ora la democrazia che etimologicamente parlando significa governo del popolo, non è che sia proprio quella forma di governo perfetta che si vuol fa normalmente credere. La tirannia, ad esempio ma solo se io (e dico io, solo io e nessun altro) fossi il tiranno, sarebbe una forma sicuramente migliore di governo! Ma temo che tenderebbe inesorabilmente a confliggere con il concetto che ognuno di noi ha di tirannia e non sarebbe così pacificamente perseguibile…. E poi la democrazia è un concetto intrinsecamente imperfetto che porta insito in se stesso un imbarazzante paradosso. Basta infatti che la maggioranza delle persone sia favorevole ad un governo antidemocratico perché la democrazia cessi di esistere non potendo per sua natura opporsi alla volontà della maggioranza senza contraddittoriamente cadere nella negazione di se stessa. E qui emergono altri problemi intrinsechi di una forma di governo democratico. Il primo che appare subito evidente nel paradosso di cui prima, è legato al fatto che tutti i voti hanno uguale peso e valore: pensare che il voto, che so io, di Umberto Eco valga quanto quello dell’ultimo dei tronisti della De Filippi fa oggettivamente accapponare la pelle. Ciò unito al fatto che la democrazia è pericolosamente in balia dell’emotività del popolo, per sua natura facilmente suggestionabile, porta a quegli eccessi di potere decisionale del popolo stesso che portano alle conseguenze antidemoicratiche del paradosso o per citare un esempio eclatante, alla crocifissione di Cristo e alla liberazione di Barabba.

Sul primo punto cioè sul fatto che tutti i voti hanno lo stesso valore indipendentemente dalle competenze o incompetenze di chi li ha espressi, non si può fare nulla: qualsiasi tentativo di dare un peso diverso al voto in funzione della cultura, del censo o dell’età aprirebbe facilmente la strada a forme discriminatorie non tollerabili in un paese civile e moderno.

Sul problema dell’emotività del popolo e sulle derive demagogiche e populiste che può prendere la democrazia si può fare molto, sicuramente molto più di quello che si fa oggi. Vediamo di spendere qualche parola di più al riguardo. La democrazia è il potere del popolo ma di quale popolo si parla? Del popolo sovrano o del popolo bue? E che differenze ci sono?

Direi che il popolo sovrano è quello che informato e consapevole sceglie, qualora la legge elettorale glielo consenta (ma ora non è così), i suoi rappresentanti in parlamento. Ma è anche quello che sceglie di non votare perché non c’è nessun politico in grado di rappresentarlo e non per questo deve avere meno diritti.

Mentre il popolo bue è quello che si lascia trascinare dalle false promesse e dalla retorica di demagoghi senza scrupoli che sapientemente fanno leva su sentimenti irrazionali di paura e di odio nei confronti dell’avversario politico e delle minoranze spesso usate nelle vesti di capro espiatorio dei problemi che si è incapace di risolvere. Il popolo bue è quello che cede alle lusinghe di moderni despoti che parlando alle pance dei sudditi promettono “panem et circenses” (oggi potremmo dire “magnum fratem”) sfruttando il potere mediatico di cui dispongono. Il popolo bue è quello che ha subito il rapporto diretto, risultandone poi manipolato, di leader quali Hitler, Mussolini e Péron.

Scusate la retorica alla Nichi Vendola ma mi è scappata…

Le moderne democrazie dovrebbero evitare le facili manipolazioni del popolo, dotandosi di organi di controllo (le authority di cui si parla tanto) che indipendenti dal potere politico impediscano il verificarsi di questi fenomeni e di un giornalismo libero (si pensi ai rischi altissimi per la democrazia che possono derivare dal controllo della politica o dei poteri forti di quello che si definisce quarto potere) che smascheri quanto di falso, pregiudizievole e diffamatorio dichiarano i leader politici.

Diciamolo però subito, a scanso di equivoci, seppure profondamente imperfetta la democrazia è il minore dei mali possibile e ce la dobbiamo tenere stretta e difenderla da chi vuole attaccarla, dalla demagogia e dal popolismo e dalle derive totalitaristiche che ne possono discendere.

All’inizio parlavo anche della rapprentatività che la legge elettorale deve garantire. A mio giudizio dovrebbe garantire la rappresentanza di chi vota ma anche di chi non vota e non per questo possiede meno diritti. Mi spiego con un esempio. Alle ultime elezioni, che hanno avuto un’affluenza del 77%, il PdL ha a collezionato circa il 38% delle preferenze. Ora il 38% del 77% fa circa il 29% neanche un italiano su tre. Ecco credo che il fatto di avere il consenso di un italiano su tre non giustifichi il fatto di disporre del paese come si vuole solo perché si ha la maggioranza relativa dei voti.

E’ chiaro che basta e deve poter bastare la maggioranza relativa per governare ma per modificare le istituzioni e le leggi che sono a fondamento e tutela della democrazia bisognerebbe avere la raprresentanza della maggioranza assoluta degli italiani. Un po’ come nelle riunioni condominiali dove per deliberare i lavori di manutenzione straordinaria bisogna avere la maggioranza dei millesimi e non solo la maggioranza dei voti dei presenti all’assemblea.

Stabilito quello che una legge elettorale dovrebbe garantire veniamo alla mia meravigliosa proposta.

Come si possono arginare i rischi che possono derivare alla democrazia da derive populistiche e demagogiche? A volte ha senso voltarsi indietro per guardare avanti. E infatti nella storia della Grecia antica e più precisamente nell’Atene del V secolo a.c. , era presente l’istituzione dell’ostracismo che sembra essere la risposta giusta alla domanda di prima. L’ostracismo era un meccanismo attraverso il quale si votavano, incidendone il nome su dei pezzi di coccio, quegli individui che si pensava potessero rappresentare potenziali pericoli per la democrazia. Chi otteneva la maggioranza semplice dei voti veniva punito con un esilio decennale anche se non aveva compiuto nulla di penalmente perseguibile. Bastava infatti la possibilità di poter diventare dei tiranni potenziali per poter essere ostarcizzati e quindi esiliati.

Ai giorni d’oggi l’ostracismo così come veniva praticato ad Atene, sarebbe oggettivamente di difficile applicazione se non altro per la mancanza di cocci e non ultimo per la difficoltà di inserirli in un’urna elettorale…

Ho pensato quindi ad una versione riveduta e corretta dell’ostracisno. Durante le votazioni nella scheda elettorale si potrà esprimere una preferenza (cioè indicare quella persona che voglio che sia eletta nel collegio elettorale di appartenenza tra quelle indicate nella lista di partito) e al contempo anche un voto negativo “ostracizzante” (cioè si potrà indicare quella persona che non voglio sia eletta perché reputo possa rappresentare un pericolo per la democrazia o comunque per il paese in genere). Chiaramente si può esprimere anche solo il voto contro. In questo modo si può dare voce a quelle persone che non votano perché ritengono che non ci sia nessun partito o candidato che li rappresenti ma che saprebbero benissimo chi non vorrebbero mai a governarli.

Chiaramente il voto contrario sarebbe un voto che dovrebbe colpire il singolo candidato e non il partito di appartenenza. Il voto contrario andrebbe cioè decurtato dall’ammontare dei voti ricevuti dal candidato ostracizzato ma per non punire il partito il voto andrebbe comunque assegnato alla lista di appartenenza del candidato stesso ridistribuito tra gli altri appartenenti alla lista in proporzione ai voti ricevuti da ciascuno. Questo fintanto che i voti positivi per ogni singolo candidato superano quelli negativi ricevuti. Qualora i voti negativi di un candidato superassero quelli positivi l’eccedenza tra voti negativi e quelli positivi non andrebbe riassegnata alla lista ma persa definitivamente. Questo per penalizzare quelle liste che presentassero rappresentanti “impresentabili”. Chiaro no?

Il sistema da me ideato prevedrebbe collegi plurinominali, per garantire una certa proporzionalità e rappresentatività dei partiti minori, ed il turno unico per risparmiare sulle spese elettorali.

Per garantire una maggiore governabilità si garantirà un premio di maggioranza che avrà un tetto massimo, diciamo del 15%, ma che non sarà fisso ma attribuito in proporzione ai voti positivi ottenuti da tutti i rappresentanti della lista sul totale dei voti di lista (positivi + negativi).

Cioè se per esempio, la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti ha contabilizzato 70 voti positivi ma 30 negativi (cioè un 70% di voti positivi) si vedrà asseganto un premio di maggioranza che sarà solo il 70% del 15% di premio massimo. Questo sempre nell’ottica di convincere i partiti a non presentare dei “mostri” alle elezioni

Si lo so: non è quel sistema meraviglioso che vi avevo promesso ma mi sembra comunque, tutto sommato, un sistema elettorale abbastanza imperfetto e complicato da potere essere applicato tranquillamente nel nostro paese…

lunedì 19 luglio 2010

Campioni d'Africa


Una settimana fa esatta, il campionato del mondo di calcio si è concluso con la finale di Johannesburg tra Spagna e Olanda. La Spagna ha vinto, l’Olanda ha perso, tutti i commenti sono stati fatti, le polemiche varie si sono ormai sopite e i festeggiamenti si sono spenti anche in Spagna, almeno presumo.
Bene, lo so di non essere, giornalisticamente parlando, proprio sul pezzo, ma che volete… fa caldo e sono più pigro del solito! E ora e solo ora mi sento di poter trarre qualche brillante conclusione personale sull’evento sportivo appena terminato. E credo di avere anche i titoli per farlo legittimamente perché io in Africa a pallone ci ho giocato davvero e prima di Cannavaro e compagnia bella, guardate come prova la foto sopra. Eh si quello in primo piano riconoscibile per la carnagione più pallida e la plasticità dei movimenti sono proprio io!
Innanzitutto due considerazioni sulla finale. E’ stata una tra le partite più brutte di tutti i mondiali. Il gioco completamente annullato dagli eccessivi tatticismi messi in atto dalle due squadre europee bloccate dalla paura di perdere. Pressing portato a tutto campo, difese alte e tattica del fuorigioco: si è finito per giocare in trenta, quaranta metri quando il campo è lungo più di cento. Il risultato di avere venti giocatori ammassati in così poco spazio è stato che un giocatore appena riceveva palla non aveva neanche il tempo di stoppare il pallone che veniva subito pressato da almeno due giocatori avversari pronti a randellarlo se non si sbarazzava più che in fretta del pallone.
Immagino che se la partita non è piaciuta a me che sono europeo e quindi abituato all’esasperazione della tattica tipica del calcio moderno, tanto meno sarà piaciuta allo spettatore africano medio. Si perché per gli africani il calcio è soprattutto un gioco, un gioco divertente, prima ancora che uno sport. Per loro il risultato non è tutto. La massima soddisfazione la traggono dalla giocata ad effetto, dalla corsa instancabile, dal dribbling esagerato. Non è un caso che, almeno nella parte di Africa che ho visitato, il campionato di calcio più seguito attraverso i canali satellitari sia quello inglese: certamente il più spettacolare tra quelli europei.
A questo proposito vi racconto un simpatico aneddoto. Eravamo in Tanzania, in un piccolo villaggio ai margini del Serengeti, qualche anno fa. Passeggiando per la strada principale ci fermiamo ad osservare una masnada di bambini giocare con un pallone fatto di buste di plastica tenute insieme da elastici e corde. Da lì a metterci a giocare anche noi con loro è stato un attimo. Siamo andati a prendere il nostro bel pallone di cuoio e ci siamo divisi in due squadre. Squadre miste: bambini africani insieme a più attempati e imbolsiti muzungu (che in lingua swahili significa "uomo bianco"). Mi ricordo che giocavamo al lato della strada principale su uno strato soffice di pula proveniente dalla battitura forse del miglio. Mi ricordo la felicità di quei bambini nel poter giocare con un pallone vero. Mi ricordo la fierezza di quei bimbi nel giocare con degli adulti, europei come i loro idoli televisivi. Mi ricordo che erano bravi e che ci siamo divertiti tanto. Mi ricordo che non c’era modo di far rispettare dei ruoli prefissati a quei bimbi: difensori, attaccanti o centrocampisti, quando prendevano palla cercavano di dribblare tutti e segnare. Mi ricordo che in capo a venti minuti dall’inizio di quella improvvisata partita di calcio l’intera popolazione adulta del villaggio aveva lasciato le proprie occupazioni, senza grossi rimpianti immagino, per assistere e tifare alla partita. Mi ricordo in particolare di un bambino un po’ più piccolo degli altri a cui piaceva segnare e che tirava sempre in porta: nella propria o in quella avversaria non faceva differenza: l’importante era fare gol.
Ricordo che a fine partita, da meschini italiani, pensammo “bravi a pallone questi africani ma non vinceranno mai un mondiale!”. In realtà le squadre africane ci proveranno a vincere un mondiale e per fare questo già da adesso si affidano a tecnici europei che cercano di inquadrarli in schemi e tattiche rigide.
Ma ne varrà la pena? Varrà la pena snaturare così radicalmente quello che alla fin fine è e dovrebbe essere un gioco. Varrà la pena per vincere un mondiale giocare delle partite così brutte e noiose come quelle che abbiamo visto giocare in Sud Africa?
L’altra considerazione riguardo al calcio in Africa, riguarda i mezzi. Mi ricordo che l’hanno scorso attraversando Johannesburg ho visto lo stadio da fuori. Bellissimo. Ma per l’Africa rappresenta un eccezione così come il ricco Sud Africa rappresenta una eccezione nei confronti degli altri stati dell’Africa nera e così come il jabulani (il pallone leggerissimo e tecnologico dei mondiali africani) rappresenta l’eccezione nei confronti dei palloni fatti con le buste di plastica e con gli elastici con cui giocano la stragrande maggioranza dei bambini africani.
A questo proposito un altro aneddoto, non vi preoccupate:è l’ultimo. L’estate scorsa in Mozambico, eravamo ad Ibo l’isola principale dell’arcipelago delle Quirimbas. Nella piazzetta principale del villaggio, adolescenti africani giocavano a calcio con il solito pallone di fortuna. In questo caso c’era anche una porta: tre pali malmessi dalla precaria staticità. Passando rimaniamo colpiti d’abilità di un giocatore nel riuscire a tirare sistematicamente il pallone sotto il sette della porta. Poi un tiro impreciso fa rotolare il pallone verso di noi. E uno di noi orgoglioso della propria italianità, l’anno scorso ci potevamo ancora fregiare a buon diritto del titolo di campioni del mondo, calcia la palla per rimandarla verso i giocatori del posto.
Calcia in bello stile ma il pallone rotola solo per pochi metri. Il mio amico si prende il piede tra le mani e reprime con fermo stoicismo un fantozziano urlo di dolore. Non era sicuramente uno jabulani, il pallone calciato, ma un pesantissimo ammasso di buste e foglie. Rimane un mistero irrisolto della fisica come faceva ad essere piazzato sotto la traversa dall’esile giocatore di Ibo.
Beh mi sono dilungato anche troppo e le conclusioni e la morale di queste storie le lascio a voi.
Non vorrete che faccia tutto io….

PS Ringrazio Sara per avermi messo a disposizione la bella foto. Dubito però che l’abbia scattata lei…

giovedì 3 giugno 2010

Balani alla riscossa!


Innanzitutto due premesse doverose. La prima riguarda il titolo del post: balani. I balani sono dei crostacei che si attaccano fastidiosamente agli scafi delle imbarcazioni ma che in questo contesto vengono considerati nel senso che il marketing ha assegnato a questo termine. Dal punto di vista del commercio i balani sono infatti quei consumatori che si aggirano per i supermercati con i volantini delle offerte sotto mano e che comprano solo quei prodotti che sono venduti in offerta o meglio ancora sottocosto. Per i gestori dei supermercati e per i commercianti in genere, sono figuri deleteri che rappresentano una fonte di perdita invece che una risorsa, come i loro omonimi del regno animale lo sono per i naviganti e per le imbarcazioni.
La seconda premessa riguarda il mio atteggiamento nei confronti del marketing in genere. Odio tutto ciò che è marketing. Detesto i saldi, gli sconti e le tariffe differenziate. Per quello che mi riguarda, in un mondo migliore i call center che si occupano di telemarketing non esisterebbero o al più starebbero nel novero degli obiettivi sensibili del terrorismo internazionale.
Sono dell’idea che se un negozio vende un articolo in saldo al 70% del prezzo originario è perché qualcun altro, in regime di non saldi, ha pagato lo stesso articolo un 15% per cento in più del prezzo che il negoziante avrebbe potuto applicare se lo avesse venduto sempre allo stesso prezzo, garantendosi gli stessi incassi.
Sono anche dell’idea che se ognuno di noi, quando interpellato telefonicamente da qualcuno (generalmente al 95% sono gli operatori di telefonia fissa e mobile) che ci vuol vendere qualcosa di cui non abbiamo bisogno, lo mettesse in attesa magari per un quarto d’ora e magari facendogli sentire qualche musica insulsa (io ad esempio gli faccio sentire “Core Mio” di Wilma Goich e Edoardo Vianello) così come fanno “loro” quando siamo noi a telefonare ai call center del servizio clienti di turno per denunciare qualche malfunzionamento; bene, allora il telemarketing non esisterebbe più con grande sollievo di tutti noi.
Tutto questo per dire che ritengo di essere una persona che nulla ha a che spartire con i balani. Tanto più che normalmente tra le corsie del supermercato evito come la peste le offerte promozionali. Questo perché generalmente i prodotti in offerta sono proposti in confezioni per comunità e sono generalmente prossimi alla scadenza e io riesco a far scadere anche il latte a lunga conservazione…
E poi se una cosa costa di più magari è anche perché è più buona, almeno spero…
Ecco nonostante non sia tendenzialmente un balano, in questa mia crociata contro il marketing, ritengo sarebbe opportuno assumere invece comportamenti da balani proprio perché questi ultimi sono i più penalizzanti nei confronti della grande distribuzione.
Viviamo in un periodo in cui il mondo del commercio, ormai in mano alle multinazionali, sta cominciando a mettere a frutto la possibilità, fornita dalle nuove tecnologie, di studiare i nostri comportamenti come consumatori. Cioè i grandi negozi cominciano ad associare il nostro scontrino (cioè quello che compriamo: la nostra lista della spesa, al nostro profilo). Questo prima poteva avvenire solo per gli acquisti operati su internet laddove si è obbligati a registrarsi al sito di e-commerce e a pagare con carta di credito. Tutte cose che lasciano una traccia telematica.
Ma la stessa cosa avviene oramai anche quando ci spostiamo dal mondo elettronico al mondo reale. Alzi la mano chi non possiede la carta fedeltà del proprio supermercato di fiducia. Io personalmente ho quella di PAM. E così al prezzo di qualche euro di sconto al mese i grandi supermercati si comprano la possibilità di associare il nostro scontrino al nostro profilo. Nel mio caso la cosa avviene anche con la catena tedesca Metro.
Non so se ci avete mai ragionato su, ma dalla nostra lista della spesa si possono ricavare un sacco di notizie interessanti. Se sono single oppure se convivo (un maschio single per esempio comprerà prodotti per la barba ma mai assorbenti), se sono a dieta (in questo caso nel mio scontrino ci saranno prodotti ipocalorici e dietetici), quale è il mio budget mensile medio riservato alla spesa, se compro sempre le stesse marche o se vario, ecc. Da questi dati opportuni software tracciano il mio profilo di consumatore e mi propongono offerte e sconti personalizzati. Per esempio PAM a fine della spesa mi stampa insieme allo scontrino dei buoni sconto da utilizzare per la spesa successiva e Metro mi spedisce per posta un carnet di sconti su specifici prodotti.
Generalmente tutte le offerte sono finalizzate a far spendere più soldi al consumatore o comunque a parità di spesa ad aumentare il ricavo del commerciante. Le offerte mi invogliano infatti, a comprare prodotti superflui o un maggiore quantità o a spostare l’acquisto di un prodotto dalla marca che solitamente acquisto verso marche per le quali maggiori sono i margini di profitto del commerciante. Dalla mia esperienza ho potuto notare che generalmente i buoni sconti sono di entità limitata per quei prodotti che comprerei comunque mentre sono notevoli per quei prodotti che non comprerei mai.
Inutile dire, tra l’altro che dal mio comportamento il supermercato può evincere se sono un temuto balano. Nel caso non potendomi ancora impedire di entrare fisicamente nel supermercato verrò osteggiato in ogni modo lecito. Verrò così eliminato dalle mailing list riportanti le offerte o quest’ultime verranno limitate ad una scontistica minima sul tartufo o sullo champagne millesimato.
Come ci si può difendere da tutto ciò? Il primo metodo consiste nel non aderire mai alle tessere fedeltà, nel non registrarsi nelle campagne promozionali e alle tessere sconto. Personalmente non credo che arroccarsi su posizioni di difesa ad oltranza della propria privacy sia l’opzione migliore. Ritengo che sia un po’ una battaglia contro i mulini a vento e che inoltre in un ipotetico bilancio siano più gli aspetti negativi di quelli positivi nell’alienare le proprie informazioni personali.
Il secondo metodo consiste nel combattere il grande commercio con le sue stesse armi. Consiglio di non limitarsi ad una sola tessera fedeltà ma di creare almeno un altro vostro avatar utilizzando magari l’indirizzo di lavoro e le generalità di un amico. Se siete sposati e avete dei figli, con una tesserà fedeltà potrete fare la spesa “generalista”, con l’altra farete quella spesa che può far indurre il sistema a pensare che siete maschi e single ma anche analogamente donne e single. Quando il sistema vi avrà etichettati come single maschi e vi proporrà forti sconti per pannolini, assorbenti dando per scontato che non li acquisterete mai allora e solo allora il balano che è in voi verrà fuori e darà il via alla razzia sottocosto. E poi via verso un nuovo avatar…
Balani, alla riscossa!

mercoledì 3 giugno 2009

IN NOMINE LIBERTATIS VINCULA ÆDIFICAMUS


Bzzz bzz …da ora in poi sarà vietato mangiare tranci di pizza, kebab, focaccia e altro all’esterno dei locali da asporto che pullulano in tutta la regione. I clienti devono necessariamente consumare all’interno dei locali di produzione del cibo. E sarà proibito ai gestori la vendita di bibite che non siano prodotte in proprio … bzzz bzzzz bzzz …. specifica direttiva ai Prefetti che vieta di manifestare davanti le chiese. Inoltre nella direttiva oltre che davanti ai luoghi di culto, non si potrà manifestare davanti i supermercati e i centri commerciali che saranno interdetti ai percorsi dei cortei… bzzz bzzzzz bz bzz … Il nuovo regolamento di polizia urbana a firma del Sindaco vieta di legare la bicicletta ai pali … bz bzzzzzzz bzbzzz …  il disegno di legge prevede 6 mesi di carcere e multe da 250 a 650 euro per la pubblicazione da parte dei media del testo delle intercettazioni … bzz bzzzzzbzz bzzz … le zone scelte per le discariche verranno presidiate dall’esercito in quanto “aree di interesse strategico nazionale”. Saranno applicate misure severe a chi ostacolerà l’azione di governo: chi si introdurrà abusivamente in una delle aree preposte alle discariche rischierà l’arresto da tre mesi a un anno, chi ostacolerà la prosecuzione dei lavori potrà essere punito con un 1 anno di reclusione e chi si farà promotore di disordini rischierà una pena di 5 anni … bzzzz bzz bzzz… a Novara è scattato il coprifuoco notturno nei parchi e giardini. Vietato fermarsi in tre o più persone, pena una multa fino a 500 euro a chi distrugge la quiete pubblica osando sedersi in più di due persone su una panchina dopo le 11 di sera… bzzz bzbzzzbzzz bzz … chi (internet point o privato cittadino) offre accesso a internet in un pubblico esercizio o in un circolo privato è tenuto a registrarsi presso la Questura. Deve inoltre tenere un registro dei dati dei propri clienti o soci che si connettono a internet. C'è l'obbligo a un'identificazione certa degli utenti della propria rete (tramite carta d'identità o numero di cellulare) e a custodire i dati sul traffico che hanno fatto su internet (il cosiddetto "log"), perché le forze dell'ordine, all'occorrenza, possano consultarlo bzz bzzzbzz bzzzzz … il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che obbliga alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficientibzz bzzzbzz bz … non si possono consumare panini e bibite in prossimità dei monumenti, non ci si può sdraiare sulle panchine attrezzate con appositi "disturbatori", non si può bere fuori dai bar… bzzz bzz 

Bz bzzzzbz  e’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonimabzzz bz

                                              

                                                       Populus Libertatis

                                                       (Anonimo)

venerdì 22 maggio 2009

MILLS


Con la musica di “Uno su mille” di Gianni Morandi




UNO SU MILLS


Se sei a terra non strisciare mai

Se ti diranno “sei finito” non ci credere

Devi contare solo su di te

Uno con Mills ce la fa

Basta che faccia scena muta

La busta l’hai già avuta.

Dal passato non potrai avere mai più guai

La Cirielli poi l’indulto, dai che lo sai

Rinuncia al lodo e ammetti che

È stata solo una tua idea

I soldi a Craxi e All Iberian.

Secca un po’ farti sgamare

La Gandus lei lo sa.

Su, hai barato e hai bluffato dai

Ma questa sera metti a nudo la tua Fininvest

Perdi la faccia però ritrovi te

Uno con Mills ce la fa

Non rifilarci una smentita

Sei già immune a vita

Uno con Mills ce la fa

Lo sanno tutti come è andata

Non far la sceneggiata

Uno con Mills ce la fa!

Testo: Banda Osiris

giovedì 14 maggio 2009

PAPAYA DANCE


E’ estate. E come tutte le estati anche quest’anno verremo inesorabilmente sopraffatti da qualche “tormentone” estivo.

Eh si perché ogni estate ciccia fuori una canzoncina facilmente orecchiabile e ballabile senza richiedere troppe abilità specifiche, possibilmente fessa, che partendo dapprima in sordina da qualche posto sperduto del mondo, acquisisce fama planetaria. La diffusione che inizialmente parte lenta ad un certo punto grazie a meccanismi di feedback positivo (vedi complesstà e caos ) si amplificano a dismisura con un processo di auto amplificazione. E’ successo tanto per fare un esempio con la macarena nel 1996, con Aserejè del Las Ketchup nel 2002, con Chihuahua  di DJ Bobo nel 2003 e via via fino ad Umbrella di Rihanna più recentemente.

Tutte queste canzoncine hanno degli aspetti comuni: hanno un testo stupido (se non ci credete cercate la traduzione su internet di qualcuno di quelli sopra citati), sono orecchiabili, hanno un ritornello che viene ripetuto ossessivamente, sono cantati da cantanti semisconosciuti che dopo il successo planetario estivo ritornano generalmente nell’anonimato da cui sono venuti, e soprattutto sono facilmente ballabili anche da un geometra del catasto.

E tutti noi ogni anno dobbiamo fare i conti con il tormentone estivo di turno. All’inizio tentiamo di difenderci: quando le riconosciamo per radio cambiamo stazione, ci rifiutiamo di ballarle autoriconoscendoci una certa dignità. Ma poi con l’amplificarsi del fenomeno capitoliamo, subentra in noi un atteggiamento più passivo, non tentiamo più di difenderci e ci lasciamo sopraffare dall’ineluttabile impatto mediatico del tormentone di turno. Alzi la mano chi di voi non ha almeno una volta ballato la macarena, magari sotto l’effetto dell’alcol!

Ma quest’estate cambio strategia. Non rimarrò passivo ad aspettare passivamente. Quest’anno voglio essere io a influenzare gli altri.

E per questo anticipando i tempi vi propongo quello che secondo me sarà il tormentone dell’estate: la “Papaya Dance”. Per una volta voglio essere io ad aiutare la diffusione e l’amplificazione di un tormentone estivo. La “Papaya Dance” ha tutte le carte in regola per diventare il prossimo tormentone: è stata scritta da una illustre sconosciuta, tale Urszula Dudziak polacca di nascita; ha un testo beota (dice “pirpiripii piripiripii pipiri pipiri …”), la potrebbe ballare anche un parkinsoniano, ed ha cominciato a diffondersi in un posto discograficamente parlando sconosciuto: le Filippine.

E nelle Filippine il fenomeno della papaya dance ha già dell’incredibile. Viene ballato in ogni dove; in caserma dall’esercito, in prigione dai detenuti e anche dall’ambasciatrice USA.

Non voglio prendermi però tutto il merito della scoperta. In Italia Victoria Cabello nel suo programma trasmesso da La7 “Victor Victoria” sta già spingendo il fenomeno come avrete potuto vedere nel riquadro qui a fianco. Ma io nel mio piccolo farò del mio meglio per diffondere la papaya dance e chiedo a voi di fare altrettanto. Se diventerà il tormento dell’estate potremo sempre così dire che è stato anche un po’ merito anche nostro.

E intanto un compitino per casa. Chi riesce a trovare l’ASCII Papaya Dance, analogamente a l’ASCII Macarena riportata sotto?

 

 

   o      o     o    o     o             o>    o
  .|.    \|.   \|/   //    X     \      |    <|    <|>   (ASCII Macarena)
   /\     >\   /<    >\   /<     >\    /<     >\   /<

 

venerdì 8 maggio 2009

43 (XLIII)


L’altro giorno è stato il mio compleanno. Ho compiuto 43 anni. Ahimè. E’ una età per cui si devono cominciare a tirare le somme. E siccome tirare le somme della mia vita è un esercizio che trovo alquanto deprimente, le tirerò più semplicemente sulla età, intesa come numero: quarantatre.

Quarantatre, visto così sembra un numero banale, come tanti altri. Ma in reltà così non è! Vediamo perché. Innanzitutto è un numero primo, divisibile cioè solo per se stesso. Ma non finisce qui. Se si sommano le due cifre che lo compongono il quattro e il tre si otienne sette che è anch’esso un numero primo e questo le rende un numero primo, per così dire un po’ speciale. E infatti questo avviene solo per tre dei tredici numeri primi che lo precedono ( il 23, il 29 e il 41).

Ma ciò che lo rende davvero speciale è che è un numero primo gemello. In particolare il suo gemello è quarantuno, che ho compiuto due anni fa. In matemaica si definiscono gemelli quei numeri primi consecutivi in cui il secondo è uguale al primo più due. Due numeri primi non possono essere più vicini di così! Infatti sommando l’unità ad un numero primo si ottiene un numero pari che essendo per definizione divisibile per due non può essere primo. Per questo tutti inumeri primi, ad eccezione del due, sono dispari. Quindi quarantatre, con buona pace di Paolo Giordano e della sua “Solitudine dei numeri primi”, è un nmero primo un po’ meno solitario degli altri avendo un suo gemello.

La prossima coppia di numeri gemelli sono settantuno e settantatre. Chissà se sopravviverò al mio settantatreesimo compleanno... In teoria dovrei. La vita media per un uomo in Italia è di 77 anni nel 2005 ma è stimato che sarà di 83 anni nel 2050. Facendo due rapidi conti dovrei spirare nel 2049 a 83 anni. Bene! I prossimi numeri primi gemelli sono a portata anagrafica. Per la coppia successiva, 101 e 103, la vedo più difficile ma se ce la sta per fare Rita Levi Montalcini ce la potrò fare pure io! D’altronde bisogna pure avere degli obiettivi nella vita.

Certo vedere la data della mia morte stimata nel 2049 fa un po’ impressione! Infatti avendo già vissuto 43 degli 83 anni che mi aspettano, realizzo con un tuffo al cuore di aver già dilapidato più della metà della mia vita (circa il 52%)

E se ragiono in termini di numeri primi, le cose non vanno certo meglio. Ho compiuto 43 anni (il quattordicesimo nella serie dei numeri primi) e verosimilmente morirò a 83 anni ( il ventitresimo della serie dei primi). Ho quindi dilapidato circa il 61% dei numeri primi a disposizione…

Meglio cercare conforto in qualche altra disciplina. Il quarantatre è anche il numero atomico del Tecnezio. Il nome mi si addice: faccio l’ingegnere e la tecnica è alla base della mia professione. E poi il Tecnezio, che è un prodotto della fissione dell’Uranio, viene usato come elemento di lega nei metalli per le sue proprietà anticorrosive. Che sia di buon auspicio contro la ruggine incombente dell’età che avanza…

Vabbè mi sembra di aver cazzeggiato a sufficienza. Ma mai come farò l’anno prossimo che ne farò quarantaquattro…. gatti in fila per sei col resto di due…….

lunedì 29 dicembre 2008

FINE ANNO


Pensate solo per un momento se si potesse come per incanto andare a letto la notte di S. Stefano, felici per il Natale appena trascorso, per i regali fatti e per quelli ricevuti, per quella aria magica che sa di famiglia e di amicizia, di dolci ed è pervasa del chiasso allegro dei bambini e risvegliarsi direttamente la mattina del 2 gennaio. Felici e riposati e pronti ad affrontare il nuovo anno.

No, non sono matto e non mi rivolgo ai bambini: per loro, quelli che vanno da Natale a Capodanno sono giorni di vacanza spensierata a cui non rinuncerebbero per nessun motivo al mondo. Mi rivolgo a voi che siete adulti e che se state leggendo queste fesserie vuol dire che non siete andati in vacanza e che non avete niente altro di meglio da fare.

Saltare questi ultimi giorni dell’anno significa evitarsi in un sol colpo: l’anticipo IRPEF, l’anticipo IVA e il conguaglio dei contributi previdenziali ma anche e non ultimi il festone di fine anno con l’obbligo non scritto di doversi divertire per forza, i botti: fastidiosi, i giochi di carte: noiosi, gli auguri: ipocriti e per i più sfigati i trenini e i famigerati cotillons.

Pensate: ci sarebbero solo innegabili vantaggi. I soldi sottratti all’iniquo e rapace fisco potrebbero essere messi da parte e destinati alle vacanze estive. Con l’ottica di poter affrontare le vacanze senza problemi economici ma con un congruo budget ad esse destinato, l’anno nuovo inizierebbe in discesa con una vitalità e un dinamismo diverso. Non con quella solita aria assonnata che tutti noi abbiamo la mattina del primo dell’anno, perché abbiamo fatto tardissimo la notte prima. Eh si perché la notte dell’ultimo dell’anno bisogna fare tardissimo. E’ un imperativo. Solo se uno fa tardi infatti si diverte. Se uno non fa troppo tardi, che so io, solo l’una di notte: è uno sfigato. Quindi pure se ci si stanno facendo due palle come due zucche all’improbabile veglione cui stiamo partecipando e si pagherebbe di tasca propria, anche profumatamente per tornarsene a casa e andare a dormire, si sopporta la noia che ci assale con stoica ed eroica rassegnazione e si tira comunque tardi come se da questo imperativo morale dipendesse la nostra felicità presente e futura.

Beh sul fatto di saltare a piè pari gli ultimi giorni dell’anno penso che debba rimanere purtroppo solo un vano desiderio e niente più. Però per il resto, quello di brutto che si può evitare cerchiamo di evitarlo: dipende solo da noi!

giovedì 18 dicembre 2008

MR WOLF


Sono Mr Wolf… Risolvo problemi. Finalmente ho capito in cosa consiste il mio lavoro!

Per chi non lo sapesse faccio l’ingegnere. L’ingegnere vero: libero professionista, uno di quelli che progetta veramente, cose concrete. Cosa? Impianti per la precisione. Quali? Un po’ tutti purché il cliente paghi adeguatamente.

Fino ad oggi quando qualcuno mi chiedeva che mestiere facevo mi trovavo in difficoltà. Per spiegarlo dovevo rispondere alle domande precedenti e non sempre risultava chiaro comunque alla fine, cosa facessi veramente. Ho sempre invidiato quelli che fanno un mestiere che è facile da spiegare, tipo: pompiere, idraulico o falegname. Non c’è bisogno di aggiungere altro! Certo, ingegnere è più facile da spiegare che “network manager” o “system integrator” (vero Arnald?) ma non dà comunque un’immagine immediata e priva di ambiguità.

Poi finalmente questa mattina ho avuta chiara la percezione di quello in cui consiste il mio mestiere. Stavo da un cliente, simpatico ma un po’ fuori di testa, e stavo prospettandogli le possibili implicazioni negative che una sua scelta impiantistica poteva avere, quando mi ha detto, interrompendomi bruscamente: “Tu me li devi risolvere i problemi! Non me li devi creare!”

Ecco, questo io faccio: risolvo problemi. Il cliente mi prospetta un problema, io lo inquadro dal giusto punto di vista normativo, tiro fuori tutte le possibili soluzioni, trovo quella migliore (per il cliente,se il cliente paga abbastanza; per me, se il cliente c’ha il braccino corto) e risolvo il problema. Di tutto quello che c’è dietro alla soluzione, al cliente non interessa niente! Il suo unico interesse è che il problema venga risolto. Sono come Mr Wolf, quello di Pulp Fiction.

 

Ma veniamo alle note dolenti. So che apprezzate i miei post e che li attendete con trepidazione e io sono onorato dell’interesse mostratomi ecc., ecc. … ma non è  ancora il momento di cominciare a farci i pompini a vicenda (come direbbe Mr Wolf). So però che alcuni di voi vanno lamentandosi per la mancanza di nuovi post nelle ultime settimane. Voglio rassicurarvi. Sto facendo un lavoro di indagine, alla Gabanelli per intenderci. E questo: ricercare le fonti, i riscontri, porta via molto tempo. Anche perché spesso le informazioni necessarie non sono di facile reperibilità a meno che non si sia disposti a  pagarle. Ma questo blog si autofinanzia con la pubblicità e gli introiti sono quelli che sono (a proposito vedete quello che potete fare!). Quindi tranquilli tra breve potrete leggere di cose credo veramente interessanti e che vi lasceranno notevoli spunti di riflessione.

Nel frattempo, abbiate pazienza, sto lavorando per voi!

 

PS (da parte di Jules)  Ezechiele 25.17: il cammino dell' uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquita' degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita' e della buona volonta' conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perchè egli è in verita' il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. 

E la mia giustizia calera' sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando faro' calare la mia vendetta sopra di te.

lunedì 1 dicembre 2008

NORA


E’ da un po’ di tempo che facendo zapping serale tra le tv locali quelle che, per capirci, si trovano generalmente sintonizzate dopo La7 nei nostri televisori, avvertivo qualcosa di strano ma che non mi sapevo spiegare. Come se nel susseguirsi rapido di quei programmi minori trasmessi da questi canali (televendite, per lo più, ma anche programmi sul calcio, sul cinema o su la cronaca di quartiere) ci fosse qualcosa di strano e di diverso. Solo di recente ho capito quale era l’anomalia che a livello subconscio avevo riscontrato. Nora non c’era più! Eh si perché il 26 giugno 2007 Nora è venuta a mancare.

Nora chi? Vi chiederete legittimamente. Nora Hall. Ancora non vi dice niente questo nome? Beh effettivamente nessuno la conosceva per nome e cognome ma la Nora di cui vi parlo sicuramente la conoscete tutti è la Nora di Chuck e Nora . Vi ricordate quella coppia di predicatori evangelici con forte accento americano che da un salotto rococò e con la scorta di una Bibbia formato famiglia predicavano e pregavano dagli schermi di TBNE? Ma dai che ve li ricordate! Lui con la barba, sempre vestito di bianco; lei vestita come in una telenovela inizio anni ottanta e con i capelli lunghi mossi e voluminosi ed entrambi sempre sorridenti seduti su quelle poltrone dorate e improbabili tanto erano kitch.

Se non ricordate l’originale sicuramente vi ricorderete allora la parodia che nella trasmissione di Serena Dandini: l’”Ottavo nano” ne facevano Corrado Guzzanti e Marina Massironi. Chuck e Nora diventavano Snack e Gnola nella parodia; con Gnola che con sorrisi a trentadue denti cinguettando con forte accento americano faceva da spalla a Snack-Guzzanti. Parlavano di peccato e di “salvation” e di un Dio severo che generalmente si accaniva impietosamente con la povera Mildred.

La vera Nora era in realtà italiana, di Trento per la precisione, ma aveva un accento più americano di quello di Chuck che invece è americano per davvero. La coppia, erano effettivamente marito e moglie, da quando nel lontano 1989 prese le redini della TBNE (Trinity Broadcasting Network Europe), ha condotto con assiduità programmi devozionali dal loro salotto televisivo di Marnate (VA). Ora che Nora non c’è più Chuck prosegue i programmi da solo ma non è più la stessa cosa senza Gnola, scusate volevo dire Nora, che con sorrisi e lodi sottolinea gli aspetti salienti della predicazione di Chuck.

Oltre alla televisione Chuck e Nora hanno messo in piedi anche un sito internet ricco di servizi interessanti. Primo tra tutti il servizio “Lodathon”: pagando comodamente da casa con carta di credito o mediante bonifico bancario si possono inoltrare richieste di preghiera. Non lo sottovalutate perché è un servizio di estremo interesse! Presi dai mille impegni quotidiani: il lavoro, i figli, la palestra, arrivate a fine giornata stremati e non avete tempo per pregare e ciò vi causa sensi di colpa lancinanti che somatizzano in ulcere gastriche o tachicardie? Niente paura. Potete avvalervi del servizio Lodathon e pagando, anche in comode rate mensili, vi avvarrete delle preghiere garantitevi dal network. Senza contare che adesso che si avvicina Natale, il servizio Lodathon vi offre l’opportunità di fare un regalo originale ma oltremodo utile. La zia Adelina ha sempre già tutto e voi non sapete mai cosa regalargli per Natale? Adesso la soluzione è a portata di mano. Potrete regalargli delle preghiere su misura, fatte in diretta televisiva. E se qualcun altro ha avuto la stessa vostra idea, niente paura! Le preghiere sono cumulabili, almeno credo.

Comunque oltre al servizio di preghiera su commissione, il sito vi permette di acquistare dei libri interessanti. Ecco alcuni titoli in catalogo: The Rivolutionary, The Rivolutionary - Part II (il sequel), Ritorno dall’Inferno e Paul the Emissary. Se però preferite i video, niente paura. Potete acquistare l’ottimo “Buongiorno Spirito Santo” o l’imperdibile “Nothing is impossibile when you put your trust in God” entrambi di Benny Hinn. Hinn, ho detto Hinn non Hill!

Ma torniamo a Nora. Trovo imperdonabile il disinteresse dimostrato dall’informazione ufficiale sulla sua dipartita. Credo che se Vespa avesse dedicato una puntata di Porta a Porta in meno all’omicidio di Cogne o a quello di Garlasco, per dedicarne una a Nora Hall avrebbe fatto cosa giusta e meritoria. Attento Bruno, che Dio ti può colpire “fotte, fotte” come faceva con la povera Mildred.

Chiaramente mi riferivo a Vespa, Bruno Vespa!

giovedì 27 novembre 2008

LA ZETA DI ZORRO ZALESKY


Zalesky. Vi dice niente questo nome? No? Neanche a me diceva niente fino alla settimana scorsa poi però mi è capitato di sentirlo nominare in più di un’occasione in qualche trasmissione giornalistica ma sempre di sfuggita, a mezza voce da parte degli addetti ai lavori. La cosa mi ha incuriosito e mi sono informato (potenza di internet…) e ora vi riferisco quello che ho capito. Vi premetto però che trattandosi di argomenti finanziari non vi posso garantire che tutto quello che leggerete sarà esente da qualche imprecisione ma mi perdonerete, faccio l’ingegnere….

Allora Romain Zalesky (Mr Z da qui in avanti) è un uomo d’affari francese, è nato a Parigi nel 1933, di origine polacca che dopo un passato da dirigente per importanti gruppi francesi si è trasferito in Italia dove acquista quote azionarie e il controllo, in qualità di general manager, della Carlo Tassara che è una holding specializzata nella trasformazione dei metalli. E fino a qui niente di male. Ma poi decide di lanciarsi nella finanza e qui la cosa si fa più interessante ma anche più complicata.

All’inizio le cose gli vanno bene anzi più che bene, visto che grazie a soldi presi in prestito da Banca Intesa, la cui dirigenza è vicina a Mr Z, mette a segno ingenti speculazioni di borsa giocando su titoli di colossi industriali italiani quali Falck, Edison e Montedison. Tali speculazioni lo portano a essere tra i primi 500 uomini più ricchi del mondo e le sue holding con sedi in paesi dal fisco allegro, Lussemburgo e Paesi Bassi ma anche Hong Kong e Bermuda, prosperano.  La fortuna e la facilità di queste operazioni hanno attirato così l’attenzione, non certo disinteressata, di altre banche principalmente italiane. E con l’assistenza economica dei nostri principali istituti di credito (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca e Bpm) ma anche delle estere Bnp Paribas e Royal Bank of Scotland, il nostro Mr Z si è dato a raid spregiudicati in borsa a seguito dei quali si trova in portafoglio una impressionante serie di partecipazioni in importanti società quotate.

Il meccanismo ricorda tanto quello già visto ai tempi della scalata alla Telecom da parte di Tronchetti Provera.: le banche prestano i soldi e i prestiti sono garantiti dal pegno delle azioni detenute. Ora fintanto che le azioni restano su valori elevati va tutto bene ma se il valore invece crolla come è successo in seguito all’attuale recessione economica allora i prestiti non sono più garantiti. E allora le banche chiedono i rientri delle esposizioni finanziarie.

Per dare l’ordine di grandezza della portata del fenomeno basti pensare che il nostro Mr Z è esposto con le banche per circa 6,2 miliardi di euro a fronte di partecipazioni azionarie, che una volta erano di pari importo ma ora con il crollo delle borse non lo sono più. Per capirci 6 miliardi di euro è la cifra che occorrerebbe al governo per detassare la tredicesima ai lavoratori italiani come misura anticrisi e che il governo non può permettersi per mancanza di liquidità.

E a noi che ce ne cale di tutto ciò? Infatti dopo tutto Mr Z opera per conto proprio e dovrebbe essere responsabile del suo operato. Il problema è che nel portafoglio ci sono quote azionarie consistenti del gotha dell’economia nostrana:  Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Generali, Ubi Banca, A2A, Edison, Mittel, Cattolica, Bpm, Mps. E si, avete capito bene,  alcune banche hanno prestato soldi a Mr Z che con quei soldi ha comprato quote azionarie di quelle banche stesse. Ora se Mr Z cominciasse a vendere le azioni per rientrare dei soldi e ripagare anche se solo parzialmente il debito potrebbe provocare effetti devastanti: svaluterebbe, a seguito di vendite massicce, il valore nominale delle azioni e lascerebbe vagare pacchetti consistenti a prezzi di svendita  con il rischio di qualche OPA “ostile”, come le ha definite Berlusconi. Tra l’altro il fronte delle banche creditrici si è diviso: le straniere Bnp Paribas e la Royal Bank of Scotland hanno manifestato l’intenzione di rientrare comunque del loro credito che ammonta complessivamente a 1,6 miliardi di euro e le banche italiane UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca e Bpm titolari di pegno su azioni proprie, per scongiurare il rischio di vendite da parte di Mr Z, lo rifinanzieranno e lo commissioneranno posticipando la vendita in attesa di tempi migliori.

E così quelle stesse banche che in questi giorni magari non vi rinnovano più il fido o non vi scontano più le fatture perché c’è la crisi, prestano 1,6 miliardi di euro a Mr Z senza colpo ferire. E’ l’ennesima vittoria della finanza malata sull’economia reale. Tra l’altro proprio in questi giorni il governo sta parlando di aiutare le banche ricapitalizzandole con il denaro di noi contribuenti. Come contribuente, per quanto piccolo, se le banche facessero quello che dovrebbe essere il loro compito: saper valutare la qualità dei progetti industriali e finanziarli, potrei accettare l’aiuto di Stato alle banche. Ma non posso accettare l’aiuto a queste banche che fanno finanza senza neanche avere l’adeguata competenza per valutare il rischio di credito di gruppi finanziariamente complessi. Di queste banche l’Italia che lavora e produce non ha alcun bisogno e aiutare loro e piuttosto che le imprese in difficoltà è da idioti.

Insomma le banche prestano a Mr Z i soldi per comprare azioni prendendo a garanzia le azioni stesse, chissà poi perché non se le sono comprate direttamente loro le azioni?, quando poi le azioni calano Mr Z va da le banche e dice loro: “Care banche devo vendere le azioni perché le perfide banche straniere rivogliono i soldi!” e le banche italiane: “ No fermo, non vendere che se no ce se comprano, i soldi te li diamo noi, non ti preoccupare, tanto adesso lo Stato ci ricapitalizza”.  E noi paghiamo…

E così come Zorro lasciava la sua Z sul sedere dei pantaloni del sergente Garcia così Zalesky, novello Zorro dei giorni nostri, lascerà la sua iniziale sulle nostre chiappe. D’altronde, se non erro, el zorro in spagnolo significa volpe….

venerdì 21 novembre 2008

FORMAT


La televisione di oggi è completamente permeata dai format televisivi. Sembra oggigiorno che non si possa fare un nuovo programma se prima non se ne compra il format, possibilmente all’estero. E io oggi non voglio sentirmi inferiore alla Endemol! Mi è venuto in mente l’abbozzo di un format per un nuovo possibile programma giornalistico e ve lo voglio descrivere in anteprima.

Questo format è frutto di una esigenza personale. Seguo con una certa assiduità i telegiornali e i programmi cosiddetti di approfondimento giornalistico. Ho delle preferenze, come tutti, ma cerco di seguire quanti più programmi giornalistici possibili per avere un quadro completo della pluralità dei punti di vista e potermi formare un’opinione sui fatti. Vedo il tg de La7 e il tg2, qualche volta il tg3 regionale, cerco di non perdermi neanche una puntata di Report o di Anno Zero, quando capita vedo Ballarò, se tratta un argomento interessante vedo Matrix e anche Exit, molto più raramente Porta a Porta perché spesso tratta di argomenti per me poco interessanti e anche perché non nutro particolare stima per Vespa. Sei poi sono un po’ giù d’umore e ho bisogno di tirarmi su vedo anche il tg4 di fede: spassosissimo!

Nonostante l’ampia varietà di programmi visti spesso però mi capita di spegnere la televisione a fine serata con un forte senso di insoddisfazione. Capita infatti spesso che in queste trasmissioni esponenti di avverse fazioni politiche si scontrino, spesso con veemenza, litigando su dati che per loro natura non dovrebbero essere confutabili. Ognuno ha i suoi dati e nega quelli dell’altro, poi il programma finisce senza che si sia chiarito chi abbia ragione e chi torto. La settimana dopo, nella nuova puntata del programma, il conduttore non fa più menzione del motivo del contendere della volta precedente e si occupa di nuovi argomenti lasciandoci così per sempre nel dubbio. Ora che si abbia opinione diversa sui fatti è pacifico, ci mancherebbe altro. Anche che il taglio che glia autori e il conduttore danno alla trasmissione sia di parte è normale, l’importante e che in televisione venga garantito il pluralismo dei punti di vista, ma questo è un altro discorso che merita un post a parte. Quello che invece trovo sconcertante è che non si faccia chiarezza assoluta su dati che sono per loro natura oggettivi e inopinabili. Vado a memoria: il numero dei procedimenti penali nei confronti di Berlusconi sono quelli riportati da Vespa o quelli riportati da Di Pietro o ancora da Travaglio? Il tesoretto di Padoa Schioppa è mai esistito oppure no? Si dovranno pagare o no le sanzioni economiche che la UE dovrebbe comminarci per la trasmissione abusiva di rete 4? I manifestanti dell’opposizione al Circo Massimo sono stati un milione o solo centomila? E così via si potrebbero fare tanti altri esempi.

Ecco allora che partendo da questa esigenza di verità dovrebbe nascere una nuova trasmissione, senza ospiti in studio che si parlano addosso inutilmente, che analizzando le trasmissioni giornalistiche della settimana precedente estrapolano quei fatti sulla cui natura o entità sono sorte interpretazioni ambigue e discordanti e su quei fatti avvalendosi di esperti del settore fa chiarezza univoca. Siccome il numero dei procedimenti nei confronti di Berlusconi non è uno dei misteri di Fatima, basterebbe interpellare un giurista per sapere chi tra Vespa, Di Pietro  e Travaglio è un cazzaro. Salvo poi scoprire che lo sono tutti e tre. Gli scienziati da immagini satellitari di Marte o di qualche satellite di Giove riescono a scoprire se su quei suoli c’è acqua o magari ghiaccio e noi osservando una foto satellitare di Roma non possiamo contare, magari con l’ausilio di un apposito software di calcolo e di un luminare della NASA, il numero esatto dei manifestanti del Circo Massimo? Sarebbe interessante poi stilare una classifica dei pallonari, magari divisi per appartenenza politica.

Siccome l’appetito vien mangiando, una rubrica di questa nuova trasmissione potrebbe, analizzando scientificamente i vari tg, riportare quei comportamenti tipici di certo giornalismo fazioso. Dare enfasi ad alcune notizie e non riportarne altre, riportare solo un punto di vista su un argomento, manipolare le immagini e le interviste sono tutti esempi di cattivo giornalismo. Il buon giornalismo dovrebbe riportare notizie per quanto possibile oggettive e rispettare un pluralismo di punti di vista L’opinione sulle notizie è invece libera ma sarebbe opportuno tenere divise le notizie dalle opinioni. Passare sotto la lente di ingrandimento ad opera di esperti (giornalisti di chiara fama, esperti di comunicazione, ecc.) i vari telegiornali per evidenziarne i comportamenti giornalistici faziosi e stigmatizzarli, potrebbe essere divertente oltre che utile. Anche in questo caso si potrebbero stilare delle classifiche sulla faziosità o sulla cattiva informazione (mancanza di fonti o incompletezza dell’informazione).

Beh questa è l’idea del format. Certo andrebbe migliorata ma potrebbe funzionare. Spero solo però che l’averla pubblicata su questo blog mi preservi da eventuali plagi. Non che voglia diventare ricco come la Endemol ma hai visto mai?


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Per il logo si ringrazia Lucaft qui ritratto in foto